Un'ora nel castello di Amantea . Gabriella - Lettera a Niccolò Tarsia
Amantea, 2004
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Stampo ancora qualcosa sul più prolifico e impegnato poeta amanteano di ogni tempo, Pasquale Furgiuele (1830-1856) Questa volta ho scelto il testo in prosa Un’ora..., poi la storia di due sorelle narrata in endecasillabi sciolti, Gabriella, quindi una lettera in cui Furgiuele riflette sul ruolo e sul significato storico della Poesia. Sono tre testi che mi hanno lasciato ancora una volta stupito per la notevole profondità dei concetti, che rendono più corposa e complessa una personalità che avevo già avuto modo di conoscere quando nel 1995 pubblicai i 1572 versi de Gli Amanteoti.
Un’ora... è di fatto una prima prova de Gli Amanteoti. Furgiuele scrive qui brevemente e in prosa ciò narrerà più compiutamente in versi qualche anno dopo. Un’ora... contiene in più una bella presentazione del paesaggio naturale, che ci mostra come appariva Amantea allora: non è invece narrato il primo dei tre episodi storici di cui è composto Gli Amanteoti, cioè la storia del vescovo Irnerio contro il saraceno Timiri, ambientata nel IX secolo. È sorprendente come questo ragazzo (aveva solo 17 anni) facesse allora quello che molti ragazzi amanteani fanno ancora oggi: andare per le rovine del castello e immaginare le sue antiche glorie. Sorprendente l’innocente e al tempo stesso potente rivelazione: Udite, udite – Il passato si apre a’ miei sguardi – io volo ansioso nei tempi di gloria, che ci rivela l’attitudine visionaria che ho già avuto modo di sottolineare nel 1995.
Il secondo testo è una bellissima storia, purtroppo di non facile lettura a causa di una lingua ben lontana dalla modernità: i sostantivi usati, i verbi, lo stesso ordine delle parole sono troppo primo ottocento, lo stile spesso tendente al colto. Stiamo parlando comunque di un poeta in questo caso più o meno ventenne, che leggeva tanto Leopardi, citato nell’esergo e utilizzato anche nel verso 21 (Leopardi aveva scritto ... veron del paterno ostello). Per cercare di sopperire alle difficoltà di lettura ho inserito un piccolo glossario. Interessante è la vicenda: due sorelle la cui minore viene amata e sposata da un giovane di cui però è invaghita la maggiore. La storia è intrisa di grande spirito religioso, che consentirà alla sorella maggiore di vivere (e morire) nel tormento ma che allo stesso tempo la salverà dall’odio. È straordinaria la somiglianza con una delle più emozionanti ballate calabresi: Donna Candia, nella quale, però, la sorella maggiore vende la minore ai pirati, condannandola in pratica alla morte.
Alcuni versi di Gabriella sono delle vere e proprie porte aperto verso l’animo del Poeta. Come quando dà alla poesia (nel senso di genere letterario) un ruolo divino, come sola rivelatrice delle più profonde intimità (versi 351-53 e 373-77), una concezione tipicamente romantica. Molto interessante poi l’introduzione e la fine, dove compare la donna che ha raccontato la storia al poeta, un inserimento che può essere letto come un segno delle origini popolari della storia.
Infine, la lettera – che ci rivela un poeta che riflette sulla propria scrittura, sui suoi significati sociali, che è seriamente impegnato nella lettura dei più grandi scrittori del tempo, che ha una visione europea della propria esperienza letteraria (si vedano le considerazioni su Byron tenebroso). Straordinario notare che Furgiuele aveva solo 17 anni quando scriveva queste righe.
Felice Campora
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