Testo contenuto in Patria e amore – Lettura de Gli Amanteoti di Pasquale Furgiuele, Amantea, 1994
*
Alcune scene di combattimenti e uccisioni ci appaiono veramente orribili nella loro crudezza. Il sangue che nelle battaglie tra amanteoti e musulmani scorre copioso, i morti che coprono tutta la pianura, il vescovo Irnerio che predice al saraceno Timiri: “E bruceranno al tocco onnipotente / L'orride membra tue sanguinolente” (stanza 37). Ne I Legati... troviamo scene di spade che rosseggiano insanguinate (stanza 33), e altri esempi ne I Francesi..., dove la notte dell'otto dicembre il corpo a corpo in difesa della città si combatte (stanza 14)
Sopra un mucchio di corpi svenati;
Le cronache storiche raccontano che quando i francesi alla fine dell'assedio entrarono in Amantea, trovarono effettivamente una città allo stremo delle forze, ridotta alla fame, e nonostante ciò furono ancora costretti a combattere alla baionetta per le strade per avere la meglio. Il nostro poeta non descrive esattamente questa scena, ma ci parla della città nel corso dell'assedio, in questo raccapricciante modo:
Seminudi, scarnati, ed attriti° (logorati)
Vagolavan° d'intorno i guerrier, (vagavano)
E a ogni tratto di morti e feriti
Va coverto il lugubre sentier.
Si legga ancora la descrizione della orrenda (un aggettivo molto usato nella cantica) e scura “fossa” dove viene seppellito il vescovo Irnerio in attesa della morte al palo, stanza numero 44 di Irnerio...
In mezzo alla spianata ove si mira
Sorger del Castel le antiche mura
S’apre una fossa che d'intorno il gira
Orrendamente spaziosa, e scura.
Quivi dannati d’implacabil ira
Vittime illustri un dì soffrir sventura,
E in quella fossa seppellito ancora
Irnerio attende la novella aurora.
O la scena in cui il saraceno Timiri infierisce con la sua spada sui corpi degli amanteoti già cadavere (11):
Ardean uomini, e case – e il Musulmano,
Di cruda rabbia in furibondi eccessi,
Infra gli estinti che copriano il piano
Va debaccante° a furiar su d'essi – (sfrenatamente)
Gronda di sangue nella ingorda mano
La sciabola ritorta...
Sono scene che ricordano l'attuale letteratura, cinematografia e fumettistica horror, con cenni di vero e proprio splatter, che colpiscono per le loro sorprendenti qualità evocative. Un genere che oggi è anche molto commerciale e gratuitamente sanguinolento, ma che ci ha nel tempo regalato grandi capolavori sia in letteratura che in cinematografia. Tutto ciò rivela in Furgiuele dei chiari influssi di letteratura gotica, di quel genere fiorito in Europa proprio insieme al romanticismo e le cui storie sono spesso ambientate in antichi e misteriosi castelli o monasteri, con sangue e orrori vari (per esempio il Frankenstein di Mary Shelley). Anche i romantici ‘puri’, come per esempio Coleridge nella Canzone del Vecchio Marinaio, ebbero momenti di goticismo. Del resto la stessa Shelley era amica dei maggiori poeti romantici inglesi, e ne sposò il più intraprendente, Percy Bysshe, da cui prese il cognome. Il gotico e l'horror vanno interpretati, come avviene anche oggi, come una reazione al conformismo e al perbenismo borghese, ma anche come una ricerca di ciò che di arcaico e di primitivo c’è nell'uomo; una ricerca che quindi sposa bene alcuni aspetti del romanticismo, e che ben si adatta agli spiriti giovani e ribelli come quello del Nostro e degli altri scrittori citati.
I poeti inglesi summenzionati scrissero molte delle loro maggiori opere nei primi venti anni dell'Ottocento, mentre credo che Furgiuele scrisse Gli Amanteoti nel 1846-48. Nonostante il ritardo, endemico rispetto all'Europa (Byron venne tradotto per la prima volta in Italia negli anni Quaranta), io credo che l’esperienza letteraria di Furgiuele non sia stata la copiatura acritica di una moda del periodo, ma un incontro cosciente e naturale. Questo anche perché se in realtà questo sangue non ci fosse stato in Calabria, a nulla sarebbero valse le predette influenze. Questa Regione ha infatti in sé, per tradizione, la cupezza della montagna, la sacralità enotra, valori sociali ricchi di estremi contrasti, ed è stato quindi naturale per Furgiuele aprire parte della propria mente al misterioso e all’antico. Questi temi, quindi, non gli erano certo stati completamente trasmessi dai romantici del resto d'Europa, ma erano anche una conseguenza delle condizioni sociali e storiche della terra in cui viveva. È questa, del resto, un'opinione comune; in questo senso si sono già espressi per esempio Umberto Bosco nelle Pagine calabresi del 1975 e, più recentemente, Francesco Volpe nel 1990 in un saggio sulla Calabria cosentina dal 1815 al ’60.
Era qualcosa, come scriveva Francesco De Sanctis in un citatissimo passo, di “naturale”, appunto, e per questo motivo l’illustre critico chiamò con il termine di ‘romanticismo naturale’ il meglio della letteratura romantica calabrese – senza però menzionare in quel passo il poeta di cui qui parliamo.
Felice Campora, 1994
Nessun commento:
Posta un commento